
14/15/15 settembre 2003
Il nostro obbiettivo era percorrere la ciclopista "Destra Po" che da Stellata a Gorino costeggiando il grande fiume fino al mare.
Domenica mattina 14/9/2003 partiamo da Bologna e decidiamo sul momento di farci anche il trasferimento Bologna Bondeno in bici. La giornata non è particolarmente soleggiata, anzi in certi momenti decisamente coperta. Ci allontaniamo dalla città sulla SP4 Galliera e giunti a San Pietro in Casale Ziro ha una fame incontenibile e ci fermiamo ad una pizzeria. Proseguiamo a naso verso Bondeno, nel primo pomeriggio ci troviamo in aperta campagna senza niente e nessuno intorno, solo un deciso vento contrario, ed Eolo si guadagna i primi accidenti. Poi il tempo volge al bello. Fino ad ora tutto asfalto. Nei pressi di Sant'Agostino per tagliare costeggiamo il Cavo Napoleonico, inizialmente su strada bianca che ad un certo punto finisce e faticosamente (ma consci che siamo solo all'inizio) seguiamo il corso del canale sul terreno soffice ed erboso dell'argine.
Come per magia arriviamo in una deserta Bondeno e approfittandone per un gelato chiediamo informazioni sul percorso. Avendo già passato buona parte della giornata il sella alle bici decidiamo di non iniziare il nostro percorso da Stellata (inizio del percorso) che è a qualche chilometro da Bondeno, ma di proseguire da qui per Pontelagoscuro (a 33 km) dove in qualche modo passeremo al nottata. Trovato il percorso non troviamo indicazione della direzione e naturalmente imbocchiamo nella direzione sbagliata. Quindi arrivati a Stellata si materializza l'orrendo sospetto. Il traguardo giornaliero si fa sempre più lontano. Buon motivo per mettersi di buona volontà e iniziare (continuare) a pedalare. Il percorso è fondamentalmente una stradina asfaltata sull'argine del Po. Alla nostra sinistra sempre pioppi e fiume Po, alla nostra destra per un po' scorreranno i paesi che incontreremo.
I 33 km che ci separano da Pontelagoscuro diventano qualcosa di + quando presto troviamo un segnale di deviazione del percorso su strada provinciale. La deviazione diventa chilometrica (cominciamo a sognare una poltrona) e valutiamo che ad un'eventuale nuova deviazione ignoreremo i cartelli. Finalmente credo verso le 19.00 arriviamo a Pontelagoscuro, chiediamo dove trovare un albergo e raggiungiamo l'HOTEL RISTORANTE PIZZERIA DA SANTO, una benedizione. Sistemiamo le bici e andiamo in camera dove ci sistemiamo noi, letto, doccia, mai desiderati tanto. Ceniamo alla ferrarese e dopocena smaltiamo alla festa dell'unità a due passi, vediamo Santoro, assistiamo ad una lite notturna tra giocatori di basket notturno e anziano insonne. Perlustrato a modo il vicinato ripariamo nei letti. Coricati da pochi minuti (23.45 circa) prima ci accusiamo a vicenda di muovere il letto altrui poi ci rendiamo conto che c'è stato il terremoto. Buona notte.
A Pontelagoscuro non c'è il lago ma c'è il ponte. SI dice che il ponte fu fatto saltare alla fine della guerra per rallentare la ritirata tedesca. Per questo motivo in periodi di secca del Po dovrebbe affiorare la torretta di un panzer tedesco finito nel fiume. Altra nota turistica, poco distante da noi c'è uno zuccherificio che va a pieno regime durante tutta la notte ci accompagna il sibilo di sfiati, ventole,aspiratori e chissà quali altre diavolerie. Zuccherificio in pieno Chernobyl style.
15/9/2003. La mattina, dopo un'abbondante colazione, culo dolorante e gambe di legno ripartiamo. Affianchiamo lo zuccherificio e continuiamo a seguire il fiume. E' molto piacevole questo percorso, si percorrono molti chilometri immersi nel silenzio e nei rumori della campagna, il tempo era molto bello e tra una chiacchiera e l'altra ci fermiamo a fare foto, perdo la macchina fotografica, Ziro la trova e arriviamo come degli alieni in un gruppetto di case deserto e inondato dal sole pronti per il pranzo-spuntino. Generosi panini al parco pubblico, breve pennica sotto i pioppi mossi dal vento e poi via. Da Pontelagoscuro oggi vorremmo arrivare fino a Goro, e anche oggi macineremo il nostro bel centinaio di chilometri. Nel pomeriggio per riprenderci dal sole delle ore peggiori ci concediamo un po' di bar forse a Berra. La piazza principale con il campanile è desolantemente vuota, dentro al bar qualcuno si protegge dalla calura. Certe atmosfere hanno un certo fascino, o forse è solo l'effetto benefico di una sedia all'ombra e un po' di acqua fresca. E ancora su quell'argine, Po e pioppi a sinistra campagna sulla destra. Verso la fine della giornata è il momento più difficile, l'obbiettivo sembra vicino ma faticosissimo da raggiungere, la fatica e la scomodità di ore ed ore di bicicletta si fanno sentire. Fortunatamente e astutamente ci fermiamo a consumere una barretta di cioccolato e l'umore torna subito alto. Ci fermiamo a Mesola, vicino ad una costruzione restaurata, forse una volta il centro fortificato del paese. E' davvero molto bello e immagino quali belle feste serali ci possano organizzare.
| faro | stazione di Codigoro | ama | ziro | BO - tange |
Ultimo strappo e in volata arriviamo a Goro. Da qualche chilometro siamo entrati nell'area del delta del Po, abbiamo pedalato finalmente vedendo chiaramente il fiume, la sua fauna e i suoi abitanti molto da vicino. Da chilometri vedavamo sulla sponda opposta e sulla nostra piccole baracche e volte molto pittoresche, numerosissime reti a bilancere, ed infatti siamo entrati nel regno dell'anguilla, o dei suoi cacciatori. Tramite la solita dritta di un locale raggiungiamo la via principale e troviamo il nostro bel RISTORANTE HOTEL Ferrari. Un'altra manna dal cielo, il ristorante è di pesce. Ricoveriamo le fide bici e ci fiondiamo sotto la doccia. Ed eccoci ufficialmente a Goro, con un bel piatto di crostacei di fronte. Che si fa a Goro la sera? "Mah, niente, si fa un giro al porto" ci rispondono. Mentre riguardavo i fotogrammi di quell'arrivo in volata mi era sembrato di essere entrato in un paesino marinaro con un certo movimento, messo il naso fuori dal ristorante, non si muoveva una foglia. A parte il bar, da vedere c'era un continuo via vai di Apecar Piaggio. Un continuo, poi scopriamo essere sempre gli stessi due o tre. Poi il traffico acquista un senso, sembra che vadano tutti al porto. Mitico, fiondiamoci. Giunti nel piazzale del porto scopriamo che tutto quel via vai è fine a se stesso, le macchine percorrono la banchina, arrivano nel piazzale e tornano indietro. Non ci crediamo. Sbrandiamo, e speriamo senza terremoto.
16/9/2003. Svegliati, dopo colazione, torniamo alle bici. La mia ruota posteriore è a terra e bucata. In pochi minuti ripariamo il danno e ci ridirigiamo verso l'argine del Po in direzione Faro di Gorino. Il paesaggio è di nuovo diverso, intanto non è più il Po in persona ma una delle sue diramazioni che ne compongono il delta. Sulla riva i bilanceri per pescare si sprecano e sono ormeggiati anche diversi battelli turistici. Il nostro obbiettivo è la punta più estrema di terra abitata del delta, il Faro. Per raggiungerlo, finito l'argine, costeggeremo per un po' la "laguna" su una strada bianca molto rilassante, ma proseguendo avremo a che fare con dei tratti molto più impegnativi, tipo le zone lunari (tratti di qualche centinaio di metri completamente spogli col terreno impraticabile per la sua pazza irregolarità) e tratti erbosi, dove le sterpaglie erano alte poco meno di noi, il sentiero non si vedeva e si andava letteralmente a naso. Vietato fermarsi! Eroicamente raggiungiamo l'isoletta sulla quale sorge la casetta col Faro e il bar. Un paradiso con spiaggia incorporata, a qualche chilometro dalla prima cosa "artificiale" faro escluso. Raggiungere quel luogo è valsa tutta la fatica fatta.
Poi ci facciamo i nostri conti, e, non sapendo orari e disponibilità dei treni torniamo nel mondo civile a malinquore. Con le forze restanti attraversiamo il bosco a Mesola, raggiungiamo Codigoro e prendiamo il treno che ci porta verso Bologna. Una volta sul treno scopriremo che il treno va fino in stazione centrale (pensavamo di doverlo cambiare) e questo sarà stato il nostro premio.