Le mura
La città di Bologna è stata circondata a più riprese di cerchia di mura fin dal VI secolo. Sempre per motivi di espansione dell'abitato si è passati dalla prima cerchia detta "di selenite" alla seconda cerchia terminata nel 1176 detta "dei torresotti".
Nel 1226 inizia la costruzione della terza cerchia di mura che fino al 1904 ha segnato il confine tra la città e la campagna. Inizialmente la terza cerchia era costituita da mura di legno e di legno erano anche le porte. Attorno alle mura dal lato esterno correva un fossato. Nel 1327 il Card. Bertrando del Poggetto ordina di sostituirle con mura in muratura e quindi inizia la maestosa ricostruzione. Le mura finali risulteranno lunghe 7 km e alte da 6 a 9 m, dotate di camminatoio di ronda, costituite di due muri esterni riempiti al centro con pietre e terra, intervallate da 12 porte sulle principali vie di accesso e 12 chiese. In corrispondenza delle entrate ed uscite dell'Aposa e del Reno in città delle pesanti griglie in metallo filtravano e impedivano accessi non ufficiali. Questa operazione richiese chiaramente un notevole esborso e quindi la chiesa (stato di cui Bologna faceva parte) chiede alle famiglie più facoltose di contribuire economicamente.
Nel 1889 nel piano regolatore si prevede l'abbattimento delle mura per motivi di viabilità sempre crescente. In realtà anche altri motivi rendevano l'abbattimento come cosa da fare. Le mura come mezzo difensivo erano ormai obsolete, le artiglierie moderne avrebbero spazzato via senza problemi mura di 5/600 anni, c'era l'esigenza di espandere l'abitato a causa di un importante aumento demografico, la vendita del suolo sul quale erano costruite le mura avrebbe reso una buona cifra, a causa dell'aumento demografico c'erano dei disoccupati da occupare, ai bolognesi inoltre la mura erano solo ricordo di cose negative come assalti e guerre e ben volentieri se ne liberavano. Ci fu addirittura chi sostenne che dopo aver tolto le mura non ci sarebbero più state malattie e l'aria sarebbe circolata meglio (in città la gente aumentava, c'erano molte stalle, e a metà 1800 ci fu persino un'epidemia di colera). Non solo, dopo tutti quei secoli le strutture risentivano del tempo e ci fu un clamoroso incidente nel gennaio 1903, Maria Bolelli, fruttivendola, passava col carro sotto porta S. Isaia, un pezzo di cornicione si staccò uccidendo il cavallo e ferendo la donna. Al comune costò 500 Lire di risarcimento. Ma c'era un altro motivo ancora più sentito, mura e porte significavano dazio e tasse. Non era certo piacevole essere anche perquisiti per accedere alla città ma soprattutto il peso economico del dazio fece si che si creasse un diffuso mercato nero.
Il 20 gennaio 1902 dopo poche proteste e in nome del progresso, partì da porta S. Stefano e porta Lame l'atterramento delle mura. Fino al 1904 circa 500 operai vennero impiegati per picconare le muta e chiudere il fossato, con grande partecipazione anche della popolazione che quotidianamente assisteva allo spettacolo. Dopo questo triennio rimasero in piedi solo 1,2 chilometri di mura ancor oggi visibili sui viali di circonvallazione, 10 porte (abbattute S. Mamolo e S. Isaia) e 5 chiese. La chiesa di S. Maria del Borgo venne distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale poi ricostruita.
Cinquant'anni dopo, dal 1949 al 1959 sempre per motivi di viabilità (tutt'ora un tormentone) si svolse una furiosa battaglia a colpi di burocrazia tra l'amministrazione bolognese e ministeri per abbattere le porte di S. Donato e S. Vitale. Dopo questa battaglia rimase in piedi porta S. Vitale ma senza avancorpi che verranno segnati sulla pavimentazione stradale con materiale di colore diverso (ormai seppelliti dall'asfalto) e porta S. Donato nella sua interezza, avancorpi compresi, con ordine di restauro, effettuato nel 1994.
C'è da dire che oltre 100 anni fa l'attenzione per certi tipi di antico era appena agli albori, oggi non ci sogneremmo mai di spostare una madonnina vecchia di 50 anni lungo una provinciale chissà dove. Meglio così.